Pubblicato da: gim | 9 novembre 2010

Cambio blog!

Salve!

Ho cambiato blog. Mi sposto su http://www.parlaconme.wordpress.com

Nel nuovo blog continuerò a trattare argomenti di politica, economia, attualità, inserendo anche personali pensieri di “vita quotidiana”!

Vi aspetto sul nuovo blog!!

Luca

Pubblicato da: gim | 29 ottobre 2010

Ruby: “Silvio mi mostrò l’Audi e disse: è per te”

I verbali della giovane al centro della nuova inchiesta che coinvolge il premier. Sulla telefonata di Palazzo Chigi i pm sentiranno i poliziotti

 

Per non farsi frastornare e restare ancorati alla realtà, occorre seguire quello che “fanno” i poliziotti. E intorno a questo architrave “poliziesco” vanno messi in evidenza alcuni dettagli fondamentali, per quanto surreali. Primo fatto. Alcuni detective sono in missione a Genova: ci sono andati a cercare Ruby, la minorenne invitata alle feste del premier ad Arcore, la ragazza del momento mediatico (e forse anche storico). E a cercare le sue “tracce”. Secondo fatto. Altri poliziotti, semplici agenti, graduati e funzionari, tutti in servizio in via Fatebenefratelli 11, sanno che è imminente la convocazione al palazzo di Giustizia. I magistrati intendono comprendere un po’ meglio, e al più presto, che cosa sia accaduto nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorso. Ora, che ci sia stata una sorta di “truffa diplomatica” (Palazzo Chigi telefona spacciando la falsa notizia che “è la nipote di Mubarak” per tirar fuori l’amica del premier da un ufficio pubblico) è ormai una circostanza  –  per quanto incredibile sia  –  data per scontata. E persino l’ambasciata egiziana ci ha tenuto a far sapere che “non esiste” alcuna parentela tra il presidente e questa spigliata marocchina contrabbandata per “nipote”.

Ora veniamo ai dettagli. La diciassettenne, ha molti amici in Liguria. Li ha soprattutto nel giro della “notte”, nonostante il suo indirizzo fosse quello di una comunità per minori. I siti web si vanno riempiendo delle sue foto e delle sue performance in discoteca. E anche a Genova Ruby non è che sia stata molto riservata sull’immagine del premier e sulla sua vita milanese. Un mese fa venne fermata alla stazione di Brignole. Solita trafila che riguarda i minori, per di più è una ragazza, truccatissima, e con in tasca 5mila euro in contanti. Troppi, pensarono i poliziotti, per una che dovrebbe stare in comunità: che fai? Risposta: “Non pensate male, sono una modella, e faccio le sfilate per Lele Mora”.

Torna sempre l’ombra di Lele, e non solo la sua. Nei verbali milanesi, Ruby aveva raccontato di aver ricevuto in regalo da Berlusconi un’auto. Ieri, ricostruendo le storie delle feste con “bunga bunga” ad Arcore e dei soldi, dei gioielli, dell’abito di Valentino, avevamo omesso di citare il modello dell’auto. Bene. Alle ragazze come lei, sistemate nella comunità di Sant’Ilario, sui colli della città, che cosa raccontava Ruby? “Voi non lo sapete, ma Berlusconi mi ha regalato anche un’Audi R 8”. Le amiche di chiacchierata l’avevano presa per un’esagerazione, ma il modello corrisponde al verbale.

E nel verbale lei racconta che, nella seconda serata dell’invito ad Arcore, avviene questa scena. Arriviamo, io ed Emilio Fede, poi Silvio  –  dice  –  mi trattiene e nel giardino della villa mi mostra l’Audi e dice che è per me. “Portatemi questi verbali”, dice lei ieri sera, in un comprensibile tentativo di sfida e di minimizzare, di proteggersi e forse di proteggere “persone che mi hanno aiutato senza chiedere niente in cambio”. Che è una bella frase, anche onesta, ma in un contesto che è quello che è.

Ruby sa bene che l’emersione della “connection” (umana, e anche un po’ grottesca) tra lei, scappata dalla casetta di Letojanni, e gli inviti con grande sfoggio di generosità da parte di Silvio Berlusconi, è cominciata (ed è anche “sparita”) in questura. Era la notte tra il 27 e il 28 maggio. Cinque mesi fa. Che cos’è dunque successo tra il primo piano e lo stanzone dei fermati, quando Ruby, accusata di furto, senza documenti, incontra gli agenti? La moviola delle indagini s’è messa di nuovo in movimento. E si va avanti fotogramma per fotogramma. La “pratica Ruby”, e cioè la storia burocratica della diciassettenne Karima (il suo vero nome), residente a Letojanni, figlia di un venditore ambulante e di una casalinga con la passione per lo spettacolo, formalmente è a posto. Non è che ci siano dei dilettanti allo sbaraglio. “Nessun privilegio o trattamento preferenziale per Ruby-Karima a seguito della telefonata della Presidenza del Consiglio”, fanno sapere dalla stessa questura. Ma resiste quel gigantesco “ma” intorno alla sua liberazione notturna e alle telefonate tra “una voce” di Palazzo Chigi e l’ufficio di gabinetto. E riguarda Nicole Minetti, 25 anni, consigliere regionale Pdl per ordine di Berlusconi, con un curriculum che passa da show girl a “igienista dentale” all’ospedale San Raffaele.

Ora, è vero che Karima viene invitata dai poliziotti a parlare con i genitori in Sicilia e la telefonata è brusca: “Non ne vogliamo sapere più niente, scappa sempre, se sta a Milano tenetevela”. È vero che il Tribunale dei minori viene allertato. È vero che non si trova a Milano una comunità disponibile e Ruby, molto probabilmente, con tutte le difficoltà del caso, resterà in una camera di sicurezza della questura. Ma è anche vero, verissimo, che è accusata di furto. Che ha precedenti specifici per furto. Ma sei ore dopo il suo ingresso in questura una funzionaria arriva nello stanzone del fotosegnalemento e blocca tutto. E chi prende in carico una “scappata di casa” spacciata da Palazzo Chigi per la figlia di un capo di Stato straniero? Nicole Minetti, invitata anche lei alle feste di Arcore. La Procura vuole vederci un po’ più chiaro, anche se “a posteriori”, nei modi e nei metodi di quella che resta la “consegna”.

 

Pubblicato da: gim | 29 ottobre 2010

CHI E’ RUBY…

Di seguito vi posto le foto della minorenne che rappresenta l’ennesimo “capolavoro” del “nostro” Premier!

 

La minorenne marocchina fu fermata per un furto, mentre era in Questura intervenne Palazzo Chigi: “Rilasciatela, è la nipote di Mubarak”. La ragazza racconta il rituale del “bunga bunga”, esclude di aver fatto sesso con il premier. Indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti

 

MILANO – Alla questura di Milano, nello stanzone del “Fotosegnalamento”, c’è solo Ruby R., marocchina. Dire “solo” è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l’intera stanza. E’ il 27 maggio di quest’anno, è passata la mezzanotte e i poliziotti hanno già fatto una prova: la luce bianca, accecante, funziona alla perfezione. La procedura è rigorosa, nei casi in cui un minorenne straniero viene trovato senza documenti: finiti gli accertamenti sull’identità, se non ha una casa o una famiglia, sarà inviato, dopo aver informato la procura dei minori, in una comunità. È quel che gli agenti si preparano a fare, perché Ruby ha diciassette anni e sei mesi (è nata l’11 novembre del 1992) e all’indirizzo che ha dato, in via V., non ha risposto nessuno. Era anche prevedibile: ci abita un’amica che, dice Ruby, è una escort e se ne sta spesso in giro. All’improvviso, il silenzio dello stanzone si rompe. Una voce si alza nel corridoio. E, alquanto trafelata, appare una funzionaria. Chiudete tutto e mandatela via!, è il suo ordine categorico. Gli agenti sono stupiti. L’altra, la funzionaria, è costretta a ripetere: basta così, la lasciamo andare, fuori c’è chi l’aspetta!
Non è che le cose vanno sempre in questo modo, in una questura. La ragazza non ha i documenti. Per di più, il computer ha sputato la sua sentenza: l’anno prima Ruby si è allontanata  –  era il maggio del 2009  –  da una casa famiglia a Messina, dove vivono i suoi. Anche il motivo per cui è finita in questura non è una bazzecola: è accusata di un furto che vale i due stipendi mensili dei poliziotti.
Le cose sono andate così. Qualche sera prima, una ragazza che ama la discoteca, Caterina P., va in un locale con due amiche. Ballano sino a tardi. Quando lasciano il “privé”, si ritrovano insieme a Ruby R. e tutt’e quattro s’arrangiano a casa di Caterina. La mattina dopo, mentre Ruby dorme come un sasso, o così sembra, le tre amiche vanno a fare colazione al bar sotto casa. Al rientro, Ruby non c’è più, e chi se ne importa. Ma mancano anche tremila euro da un cassetto e qualche gioiello. Caterina maledice se stessa. Non sa da dove sia piovuta quella ragazzina, non sa dove abita, non sa dove cercarla. Il caso l’aiuta. Il 27 maggio il sole è tramontato da un pezzo e Caterina passeggia in corso Buenos Aires, quando intravede Ruby in un centro benessere. Chiama subito il 113 e accusa la ladra. La volante Monforte è la più vicina e la centrale operativa la spedisce sul posto. Ruby viene presa e accompagnata al “Fotosegnalamento”. Con una storia come questa, ancora tutta da chiarire, come si fa a lasciarla andare?
Gli agenti lo chiedono alla funzionaria. La funzionaria scuote il capo. Dice: di sopra (dove sono gli uffici del questore) c’è il macello, Pietro Ostuni (è il capo di gabinetto) ha già chiamato un paio di volte e vedete (il telefono squilla) ancora chiama. E’ la presidenza del Consiglio da Roma. Dicono di lasciare andare subito la ragazza, pare che questa qui sia la nipote di Mubarak, non ci vogliono né fotografie, né relazioni di servizio. Tutti adesso guardano la ragazza. “E chi è Mubarak?”, chiede un agente. Il presidente egiziano, spiega con pazienza la funzionaria. Che intanto risponde all’ennesima telefonata del capo di gabinetto, per poi dire: forza ragazzi, facciamo presto, Ostuni ha detto a Palazzo Chigi che la ragazza è già stata mandata via.
L’ultimo affaire o scandalo che investe Silvio Berlusconi nasce dunque tra il primo piano e il piano terra di via Fatebenefratelli 11, in una notte di fine maggio. Ha come protagonista una minorenne, senza documenti, accusata di furto. E come canovaccio ha una stravaganza: la ragazza viene liberata per l’energica pressione di Palazzo Chigi, che sostiene sia “la nipote di Hosni Mubarak”. Che cosa c’entra la presidenza del Consiglio con una “ladra”? E perché qualcuno a nome del governo mente sulla sua identità? Quali sono stati gli argomenti che hanno convinto la questura di Milano a insabbiare un’identificazione, in ogni caso a fare un passo storto? Le anomalie di quella notte non finiscono, perché ora entra in scena un nuovo personaggio. Attende Ruby all’ingresso della questura.
E’ Nicole Minetti e ha avuto il suo momento di notorietà quando, igienista dentale di Silvio Berlusconi, a 25 anni è stata candidata con successo al Consiglio regionale della Lombardia. Nicole sa del “fermo” di Ruby in tempo reale da un’amica comune. Fa un po’ di telefonate, anche a Roma, e si precipita all’ufficio denunzie. Chiede di vedere la ragazza. Pretende di portarsela via. Dice che Ruby ha dei problemi e lei se ne sta occupando come una sorella maggiore, ma non riesce a superare il primo cortile della questura. Soltanto quando Palazzo Chigi chiamerà il capo di gabinetto, la situazione si farà fluida e il procuratore dei minori di turno, interpellato al telefono, autorizzerà l’affidamento di Ruby a Nicole e  –  ora sono quasi le tre del mattino del 28 maggio  –  le due amiche si possono finalmente allontanare.
Che cosa succede dopo lo spiegherà Ruby, ma in un interrogatorio che avviene due mesi più tardi: a luglio, quando l’affaire sminuzzato in questura si materializza. Prima al tribunale dei minori e, subito dopo, alla procura di Milano, dinanzi al pool per i reati sessuali. Una volta in strada Nicole, sostiene Ruby, chiama Silvio Berlusconi: è stato Silvio a dirle di correre in questura; è stato Silvio a raccomandarsi di tenerlo informato e di chiamare appena la cosa si fosse chiarita. Ora che è finita l’emergenza, Nicole spiega, ride alle carinerie del premier e poi passa il telefono direttamente a Ruby. Silvio mi dice così: non sei egiziana, non sei maggiorenne, ma io ti voglio bene lo stesso. Da allora non l’ho più visto, ma in questi mesi ci siamo sentiti ancora per telefono.
Ora bisogna spiegare quali sono i rapporti di Ruby con Silvio Berlusconi e non è facile, perché il loro legame viene ricostruito in un’indagine giudiziaria che deve chiarire (lo ha fatto finora soltanto parzialmente e in modo non esaustivo o definitivo) quando la giovanissima Ruby dice il vero e quando il falso. E’ un’inchiesta (l’ipotesi di reato è favoreggiamento della prostituzione) in cui il premier non è indagato, anche se gli indagati ci sono e sono tre: Lele Mora, Nicole Minetti, Emilio Fede. Anzi, il premier potrebbe diventare addirittura parte lesa, perché prigioniero di un ricatto, vittima di una calunnia o addirittura perseguitato da un’estorsione.
Per evitare gli equivoci molesti disseminati in questi giorni, conviene dire subito che dinanzi ai pubblici ministeri Ruby esclude di aver fatto sesso con il capo del governo. Come confessa di aver mentito a Berlusconi: gli ho detto di avere ventiquattro anni e non diciassette. Nicole sapeva che ero minorenne e poi anche Lele, Lele Mora, lo ha saputo. Ruby però racconta delle sue tre visite ad Arcore, delle feste in villa e delle decine di giovani donne famose o prive di fama  –  molte escort  –  che vi partecipano. La minorenne fa entrare negli atti giudiziari un’espressione inedita, il “bunga bunga”. Viene chiamata in questo modo l’abitudine del padrone di casa d’invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico. “Silvio (lo chiamo Silvio e non Papi come gli piacerebbe essere chiamato) mi disse che quella formula  –  “bunga bunga”  –  l’aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano”.
Ruby è stata interrogata un paio di volte a luglio, è però in un interrogatorio in agosto che esplicitamente comincia a raccontare meglio i suoi rapporti con Berlusconi, Fede, Mora e Nicole Minetti. Conviene darle la parola. Sostiene Ruby che poco più di un anno fa  –  era ancora in Sicilia  –  conosce il direttore del Tg4. Emilio Fede è il presidente e il protagonista della giuria di un concorso di bellezza. Come già è accaduto nell’autunno del 2008 con Noemi Letizia, il giornalista, 79 anni, è amichevole e affettuoso con Ruby. Si dà da fare per il suo futuro, presentandole Lele Mora. Le dice che Lele l’avrebbe potuta aiutare, se avesse avuto voglia di lavorare nel mondo dello spettacolo. Non è che la minorenne rimugini più di tanto quest’idea che estenua e tormenta quante ragazzine senz’arte né parte. E’ un’opportunità, non vuole perderla. Taglia la corda. Arriva a Milano. Cerca subito Lele.
Per cominciare, Mora la indirizza in un disco-bar etnico, ospitato in un sotterraneo sulla via per Linate. Ruby è una cubista. Dice: niente di trascendentale, anzi, la cosa più eccentrica che faccio è la danza del ventre, che ho imparato da mia madre. Dal quel cubo colorato, Milano è ancora più magnifica e scintillante. Manca tanto così alla trasformazione di Ruby R.. Ancora uno o due passi e la sua vita può farsi concretamente fortunatissima, soprattutto se c’è di mezzo il frenetico attivismo di Emilio Fede.
E’ il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Ruby ha 17 anni e novantacinque giorni. Arriva a Milano dalla povertà e dalle minestre della comunità. In quel giorno, dedicato agli innamorati, entra ad Arcore, a Villa San Martino: è un bel colpaccio, per chi a tutti gli effetti può essere definita una “scappata di casa”. La minorenne la racconta, più o meno, così: mi chiama Emilio e, dice, ti porto fuori. Non so dove, non mi dice con chi o da chi. Passa a prendermi con un auto blu. Salgo, filiamo via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entriamo dal cancello principale, dove c’erano altri carabinieri, ma da un varco laterale. Vengo presentata a Silvio. E’ molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e  –  uomini  –  soltanto loro due, Silvio ed Emilio. (Ruby fa i nomi delle ospiti. C’è intero il catalogo del mondo femminile di Silvio Berlusconi: conduttrici televisive celebri o meno note, star in ascesa, qualcuna celeberrima, starlet in declino, qualche velina, più di una escort, due ministre, ragazze single e ragazze in apparenza fidanzatissime, e Repubblica non intende dar conto dei nomi).
A Ruby quel mondo da favola resta impresso, anche per un piccolo dettaglio davvero degno di Cenerentola. Cenammo, ricorda, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l’aveva regalato Silvio. La seconda volta, continua il racconto di Ruby, vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un’Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al “bunga bunga”. (Questo “gioco”, onomatopeico e al di là del senso del grottesco, viene descritto da Ruby agli esterrefatti pubblici ministeri milanesi con molta vivezza, addirittura con troppa concreta vivezza. Si diffonde nelle modalità del sexy e maschilista cerimoniale che è stato raccontato da Mu’ammar Gheddafi e importato tra le risate ad Arcore. Ruby indica che cosa si faceva e chi lo faceva  –  un lungo elenco di nomi celebrati e popolari, in televisione o in Parlamento).
Io, continua Ruby, ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbitter) a Silvio, l’unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell’idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c’erano  –  sostiene  –  Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis.
Dice il vero, Ruby? O mente? E’ il rovello degli investigatori. Che hanno un quadro appena abbozzato sotto gli occhi: giovani donne, che Ruby definisce escort, sono contattate dal trio Lele, Emilio e Nicole per partecipare alle feste di Villa San Martino, dove qualche volta i party si concludono con riti sessuali che sono adeguatamente ricompensati dal capo del governo, con denaro contante o gioielli. Quanto è credibile il racconto di Ruby? Per venirne a capo, l’inchiesta deve innanzitutto dimostrare che la minorenne abbia davvero conosciuto Silvio Berlusconi e sia stata davvero ad Arcore. Ruby offre quel che le appaiono incontrovertibili conferme. Mostra i gioielli avuti in regalo da Silvio Berlusconi: croci d’oro, collane, orecchini, orologi e orologi con brillanti (Rolex, Bulgari, Dolce&Gabbana, ma anche altri dozzinali con la scritta “Meno male che Silvio c’è” o con lo stemma del Milan), haute couture, un’auto tedesca. Ruby sostiene di aver ricevuto dal capo del governo più di 150mila euro (in contanti e in tre mesi) e soprattutto una promessa: Silvio assicurò che mi avrebbe comprato un centro benessere e mi invitò a dire in giro che ero la nipote di Mubarak. Così avrei potuto giustificare le risorse che non mi avrebbe fatto mancare.
Non c’è dubbio che ci sia un’incongruenza: nonostante la leggendaria generosità di Berlusconi, tanto denaro contante, tanti gioielli e promesse appaiono sproporzionati all’impegno di tre soli incontri. Ma qualche riscontro diretto alle parole di Ruby é stato afferrato. Il suo telefonino cellulare il 14 febbraio è “posizionato” nella “cella satellitare” di Arcore. Un paio di gioielli in suo possesso – è vero anche questo – sono stati acquistati da Silvio Berlusconi. Le indagini hanno accertato anche quanto rasentava l’incredibile: e cioè che le giovani donne ospiti di Villa San Martino, come alcuni degli indagati, usano, nei loro colloqui, l’espressione gergale e arcoriana del “bunga bunga”.
Sono conferme ancora insufficienti? Il capo del governo e gli indagati sono a conoscenza dell’indagine fin da quella prima notte di maggio in questura e la monitorano passo passo. Il premier, descritto molto inquieto, ha affidato a Nicolò Ghedini la controffensiva. Da settimane accade questo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier in un importante studio legale di via Visconti di Modrone per affrontare, con Ghedini, la questione delle “serate del presidente”. Le ospiti di Villa San Martino non si sorprendono dell’invito, prendono nota con diligenza dell’ora e dell’indirizzo. Sono indagini difensive che, come è accaduto in altre occasioni  –  per il caso d’Addario, ad esempio  –  vorranno dimostrare che Silvio Berlusconi non ha nulla di cui vergognarsi; che quelle serate non hanno nulla di indecente o peccaminoso; che quella ragazza, la Ruby, è soltanto una matta o, forse peggio, una malandrina che sta ricattando il premier, magari delusa nel suo avido sogno di facile ricchezza.
Nonostante la sua contraddittoria provvisorietà, questa storia non ha solo a che fare con l’inchiesta giudiziaria, forse già compromessa da un’accorta fuga di notizie. Sembra più importante osservare ciò che si scorge di politicamente interessante: Berlusconi c’è “ricascato”. E qui incrociamo una questione che non ha nulla a che fare con il giudizio morale (ognuno avrà il suo), ma con la responsabilità politica. Dopo la festa di Casoria e le rivelazioni degli incontri con Noemi Letizia allora minorenne, dopo la scoperta della cerchia di prosseneti che gli riempie palazzi e ville di donne a pagamento, come Patrizia D’Addario, questo nuovo progressivo disvelamento della vita disordinata del premier, e della sua fragilità privata, ripropone la debolezza del Cavaliere. Il tema interpella, oggi come ieri, la credibilità delle istituzioni. Il capo del governo è ritornato a uno stile di vita che rende vulnerabile la sua funzione pubblica. Le sue ossessioni personali possono esporlo a pressioni incontrollabili.
Qualsiasi ragazzina o giovane donna che ha frequentato i suoi palazzi e ville e osservato le sue abitudini può, se scontenta, aggredirlo con ricatti che il capo del governo è ormai palesemente incapace di prevedere. Dove finiscono o dove possono finire le informazioni e magari le registrazioni e le immagini in loro possesso (Ruby racconta che spesso “le ragazze” fotografavano con i telefonini gli interni di Villa San Martino)? Quante sono le ragazze che possono umiliare pubblicamente il capo del nostro governo? È responsabile esporre il presidente del Consiglio italiano in situazioni così vulnerabili e pericolose per la sicurezza dell’istituzione che rappresenta?

 

Il video che riporto di seguito è a dir poco incommentabile. Cariche della polizia a dei manifestanti; persone spostate di forza da coloro che dovrebbero rappresentare lo Stato, ma che nel sud è sempre meno presente. Il degrado sta uccidendo la campania e il problema rifiuti non è affatto risolto. Per troppo tempo il governo ha evitato (strumentalizzando giornali e telegiornali) di mostrare a tutti i cittadini italiani qual è la realtà che circonda Napoli e provincia. Si è fatta “non informazione” per tutto questo tempo. Sono almeno 3 anni che si fa “non informazione” in Italia. Si continuano a tenere “nascoste” le discariche abusive; si continua a proclamare una crescita del paese e a mentire riguardo le situazioni della campania e dell’abruzzo. A Terzigno, nel Napoletano, è da oltre una settimana che la gente si è riversata per strada a manifestare contro il governo Berlusconi, che continua a non assumersi le proprie responsabilità, ma soprattutto continua a non varare un piano concreto per risolvere i problemi che stanno letteralmente uccidendo le persone che vivono in una zona che è completamente “infetta”.

Di seguito riporto alcuni video, tratti da youtube, per far sì che qualcuno possa aprire gli occhi, nella speranza che il nostro pessimo Stato inizi a fare qualcosa di concreto per risolvere questi problemi che si stanno ingigantendo giorno dopo giorno…Non tacciamo le nostre voci, proviamo a salvare l’Italia!!! CAMBIARE SI PUO’!!!!

NEI PROSSIMI GIORNI POSTERO’ NUOVI VODEO-REPORTAGE SULLA REALTA’ DI TERZIGNO E DELLE DISCARICHE ABUSIVE CHE SI SONO COSTRUITE IN CAMPANIA!

Quest’anno, agli Oscar, dovrebbero aggiungere una categoria in più. Altro che attore non protagonista. Ci vorrebbe un premio alla faccia tosta per chi non ha avuto neppure il coraggio di presentarsi sul set. Charles Ferguson, il regista da Oscar di Inside Job, lo strepitoso documentario che racconta lo scandalo della Grande Recessione, ha una lista che lega in un unico “file” destra e sinistra: nel nome di Wall Street.

SCHEDA DEL FILM

Alan Greenspan, presidente della Fed scelto da Ronald Reagan, confermato da George Bush padre, confermato da Bill Clinton, riconfermato da George Bush figlio: “Non ha voluto farsi intervistare per questo film”. Ben Bernanke, presidente della Fed scelto da George Bush figlio, confermato da Barack Obama: “Non ha voluto farsi intervistare per questo film”. Larry Summers, ex segretario al tesoro di Clinton, direttore del Consiglio Economico di Obama: “Non ha voluto farsi intervistare per questo film”. Tim Geithner, segretario al Tesoro di Obama: “Non ha voluto farsi intervistare per questo film”. Non è uno scandalo? Uno capisce il no di Lloyd Blankfein, il Vampiro di Goldman Sachs, compagnia privata. Ma un funzionario pubblico? “Sono rimasto sconcertato quando l’amministrazione Obama al gran completo ha evitato di parlarmi, anche informalmente. E in tanti casi, Geithner compreso, senza dare neppure una spiegazione”.

Ma Ferguson la sa bene la spiegazione. Altro che Gekko-Michael Douglas ripescato da Oliver Stone vent’anni dopo. Altro che i blitz naive di Michael Moore che fanno tanto spettacolo e ideologia: “Non mi faccia fare nessun commento: penso che il mio film parli da solo e possa essere giudicato per se stesso”. Inside Job, espressione inglese per indicare appunto il crimine commesso da chi ha mani in pasta, racconta l’assassinio dell’economia mondiale come se fosse un giallo. E indicando da subito un sospetto: la deregulation voluta da Reagan. L’accusatore parla per conoscenza diretta. Classe ’54, laureato in matematica a Berkeley e in scienze politiche al Mit di Boston, Ferguson si è arricchito vendendo per 133 milioni la sua invenzione, Vermeer Technologies, a un certo Bill Gates. E da allora s’è dato al cinema. Quello, molto particolare, dei documentari. Che dal suo “No Exit in Sight” sulla guerra in Iraq a quel “Waiting For Superman” di Davis Guggenheim sul disastro della scuola americana sta riscattando la pigrizia di Hollywood a confrontarsi con la realtà. E invece Ferguson è tutto tranne che pigro.
Incalza l’ex presidente della Fed Paul Volcker (“Come giudica gli stipendi di Wall Street?”. “Eccessivi”) e il ministro francese dell’economia Christine Lagarde (“Stavamo a guardare lo tusnami che arrivava”). E poi i professoroni del conflitti d’interesse. Come quel Glenn Hubbard, capo dei consiglieri economici di Bush e oggi preside di Business alla Columbia: “Scusi, ma lei non è quello che aveva firmato il documento sulla solidità finanziaria dell’Islanda?”. “Adesso basta! Ha solo altri quattro minuti: spari la sua cartuccia migliore…”.
Naturalmente Ferguson nella sua caccia trova anche i suoi eroi buoni: come il profeta inascoltato Nouriel Roubini e, sorpresa, l’ex procuratore e governatore di New York, Eliot Spitzer, quello che fu sorpreso in un giro di prostitute. “Beh, i fatti suggeriscono che fu davvero preso di mira. Certo ha fatto volontariamente quello che ha fatto, ma sembra proprio che sia finito al pubblico ludibrio proprio per il ruolo che aveva avuto nel ripulire Wall Street. E per i nemici politici che si era fatto”. Che mondo. Non è un caso che l’altra eroina di Charles sia Kristin Davis, la maitresse che rivela le notti a mille dollari a botta e ancora si chiede com’è possibile che i suoi clienti fatti di cocaina potessero poi rappresentare in Borsa i risparmi degli investitori.
Non si salva nessuno? Robert Gnaizda, il fondatore del Greenling Insitute, una vita con i consumatori, dice che anche con Obama, che s’è portato al governo quel Geithner ex capo della Fed di New York, è cambiato poco: “È lo stesso governo di Wall Street”. Scusi, Ferguson, ma così non fa il gioco della destra alla vigilia delle elezioni? “Il mio dovere di film maker, di giornalista, è dire la verità, indipendentemente dalle conseguenze politiche. Però spero anche che il film possa finalmente spingere verso una riforma più forte”.
E adesso? Dopo averci raccontato lo scandalo dell’Iraq e quello di Wall Street, Mister Denuncia non sa ancora su cosa puntare. Eppure ci sarebbe una storia meravigliosa: un imprenditore pieno di debiti decide di entrare in politica e a colpi di corruzione diventa l’uomo più ricco, il primo ministro, il protagonista di scandali piccanti… Non è una bellissima storia? E poi vuole mettere girare in Italia? Lo sventurato sorrise: “Terrò presente il consiglio…”.

 

 

Pubblicato da: gim | 27 ottobre 2010

Corruzione, l’Italia sempre peggio

Brutte notizie per il Bel Paese in tema corruzione. Secondo la classifica stilata dall’ong Transparency International, elaborata analizzando 178 Paesi e presentata stamane, l’Italia scivola al 67esimo posto nell’indice sulla corruzione. Il nostro Paese è arretrato di quattro posizioni rispetto al 2009 e di ben 12 sul 2008.
Il Corruption Perceptions Index (CPI) è considerato la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico. Oltre ai casi di corruzione in senso stretto, influiscono sul CPI tutte le questioni di malgoverno della cosa pubblica in senso lato che si manifestano nel Paese, in larghissima misura a livello locale. Infatti, la sanità (gestita dalle Regioni) appare il settore dove tale malgoverno più si manifesta. E proprio il CPI registra che la credibilità esterna dell’Italia riguardo la corruzione è in calo e che l’allarme sociale interno sul tema è in crescita.
I Paesi ottengono un punteggio da zero a 10 (con zero che indica livelli elevati di corruzione e 10 bassi). L’Italia è al 67esimo posto, con un punteggio di 3,9 peggiorato rispetto al 2009 (quando era al 63esimo posto, con punteggio di 4,3) e al 2008 (alla 55esima posizione, con 4,8).
Meglio di noi fanno il Ruanda e Samoa. I Paesi più onesti sono quelli più pacifici: Danimarca e Nuova Zelanda. In fondo alla classifica, Paesi devastati dalla guerra (Iraq, Afghanistan e Somalia) o governati da una giunta militare come la Birmania. Gli Stati Uniti sono usciti dalla top 20 dei meno corrotti, collocandosi al 22esimo posto.

Pubblicato da: gim | 22 ottobre 2010

INTERVISTA SAVIANO-MENTANA

Un paese che chiude la bocca alla libera informazione…stiamo veramente a pezzi! La cosa peggiore è che (anche) la televisione pubblica è diventata il teatrino di un burattinaio che sta rovinando il paese e anche l’immagine dell’Italia all’estero! Bisognerebbe rivoltarsi tutti per strada e cacciare questo cancro che ci perseguita da anni….

 

 

Pubblicato da: gim | 18 ottobre 2010

Lo spinello libero divide l’America

Tratto da Repubblica.it

 

SAN FRANCISCO – Barack Obama è pronto allo scontro con la California: se passa la liberalizzazione della marijuana al referendum del 2 novembre nel Golden State, gli agenti dell´Fbi e dei reparti anti-narcotici «applicheranno con il massimo rigore la legge federale». Cioè sarà guerra tra Washington e il più libertario degli Stati Usa, dove presto lo spinello potrebbe essere legalizzato. Lo ha dichiarato il segretario alla Giustizia, Eric Holder: «Questo ministero si oppone alla legalizzazione proposta dal referendum, se dovesse passare sarebbe un grave intralcio alla nostra lotta contro le tossicodipendenze, metterebbe in pericolo i cittadini».
Holder aggiunge il peso dell´Amministrazione Obama a un vasto fronte di oppositori della liberalizzazione. Contro la Proposition 19 (questo il nome del referendum) si sono già schierati il governatore uscente della California Arnold Schwarzenegger, diversi ex capi della Drug Enforcement Administration (Dea), molti responsabili locali dell´ordine pubblico tra cui lo sceriffo di Los Angeles. Si è pronunciato contro perfino un capo di Stato straniero: il presidente del Messico Felipe Calderon denuncia il pericolo che la California diventi un «narco-Stato» accogliente verso le gang messicane della droga. Ma più si allunga la lista delle autorità contrarie, più è chiaro che le chances di vittoria della liberalizzazione sono forti. Secondo i sondaggi la legalizzazione ha il consenso di una maggioranza di elettori tra i democratici e gli indipendenti, tra i maschi adulti e i tra giovani di ambo i sessi. «Non ci sorprende – dice la portavoce della campagna per il sì alla Proposition 19, Dale Sky Jones – che l´establishment sia compatto in favore dello status quo. Tra gli elettori rischiano di avere l´effetto opposto».
La legalizzazione dello spinello sembra il coronamento di 40 anni di cultura antiautoritaria, dal movimento hippy alla New Age, che ha messo radici profonde qui sulla West Coast. E´ una visione che ha segnato tutti i movimenti artistici californiani: dal poeta Beat Allen Ginsberg fino ad autori dell´ultima generazione come Bret Easton Ellis; consacrata nella musica con la Summer of Love (San Francisco 1967) e gruppi come i Greateful Dead; teorizzata dallo psichiatra guru Timothy Leary che il presidente Richard Nixon definì «l´uomo più pericoloso d´America». Alle tradizionali correnti della contro-cultura si sono aggiunte di recente motivazioni pragmatiche. «La marijuana – dice la Sky Jones – è meno nociva dell´alcol, il proibizionismo crea un business criminale che scomparirebbe con la legalità». C´è un tornaconto fiscale: «Lo spinello potrà essere tassato come le sigarette e contribuirà a risanare le finanze locali». Un argomento attraente per uno Stato che affonda sotto il peso di 20 miliardi di debiti, ed è stato costretto a pesanti tagli nel bilancio della scuola.
Per gli oppositori come Calderon, al contrario, è la California stessa che rischia di trasformarsi in uno «Stato criminale», un porto franco «dove i narcos messicani potranno operare impunemente per esportare marijuana verso il resto degli Stati Uniti e la stessa America latina». I promotori della Proposition 19 contro-obiettano che il referendum punta a liberalizzare solo il possesso in «modica quantità» (un´oncia, circa 28 grammi) e la coltivazione in piccoli appezzamenti (2,5 metri quadri di terreno).
Obama sembra mosso soprattutto da una preoccupazione tattica immediata. Deve impedire che lo spinello libero dia altro carburante alla destra nelle legislative di novembre. I democratici ricordano che nel 2004 a far perdere John Kerry contro George Bush a livello nazionale contribuì anche la «trasgressiva» San Francisco con il suo referendum sulla legalizzazione dei matrimoni gay.

Pubblicato da: gim | 7 ottobre 2010

RIVELAZIONE SHOCK DELLO ZIO DI SARAH SCAZZI

A oltre un mese dalla scomparsa della giovane 15enne di Avetralla, ieri sera è arrivata la notizia ANSA del ritrovamento del cadavere vicino un casolare. A confessare sarebbe stato lo zio di Sarah, Michele Misseri, che dopo oltre 10 ore di interrogatorio è crollato confessando l’orribile delitto.

I motivi che avrebbero indotto Michele Misseri a commettere l’orrendo omicidio sarebbero state le continue avances fatte alla nipote e sempre rifiutate da quest’ultima.

Mi domando come è possibile arrivare a tutto ciò; cosa spinge un uomo in età avanzata a strangolare e commettere violenze sul fragile corpo di una 15enne. Si deve trattare per forza di una mente malata, non ci sono altre risposte.

Di seguito vi riporto un breve video (tratto da youtube) riguardante alcuni interrogatori fatti al maniaco dai giornalisti. Probabilmente anche questa conclusione era inevitabile, come fu quella del piccolo Tommaso Onofri. Ci sono soggetti palesemente deviati, ma la colpa per come la vedo io è degli adulti che spesso non si rendono conto di chi hanno di fronte. Probabilmente se ci fosse più dialogo, cosa che sta venendo sempre meno nelle famiglie e nelle nuove generazioni, alcune catastrofi si potrebbero evitare. Se la giovane Sarah avesse parlato con i suoi genitori delle ripetute avances fatte da questa persona che non si può certo definire un uomo, forse oggi sarebbe ancora viva.

L’assenza di comunicazione non porta a niente, l’assenza di comunicazione ci sta letteralmente uccidendo…riflettete gente!

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